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Recensione di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

Recensione a cura di Andrea Caccese

Titolo: Uno, Nessuno e centomila
Autore: Luigi Pirandello:
Anno di pubblicazione: 1926

 

Introduzione

Uno,nessuno e centomila è considerato uno dei lavori più rappresentativi del prolifico autore Luigi Pirandello (vedi Aforismi di Luigi Pirandello), nonché ultimo romanzo di questo scrittore.

Pirandello è famoso per la complessità dei personaggi da egli creati. La profondità dei personaggi viene spesso comunicata al lettore tramite la soluzione stilistica del monologo (i cui contenuti riflettono la filosofia dell'autore).

L'opera ha avuto una gestazione molto lunga, a dispetto della sua natura compatta e fluida che è in grado di riassumere la visione Pirandelliana della vita come stato di evoluzione e trasformazione perpetua della realtà (interiore ed esteriore) che ci circonda. Nel momento in cui qualcosa non è più parte di questo flusso continuo, si irrigidisce e muore. Nella vita, nessun individuo viene percepito in modo universale ma è quasi come se indossasse delle "maschere" diverse a seconda di come egli venga percepito dagli altri all'interno di un determinato ambito. Si può parlare di una vera e propria disgregazione del' "io", che viene percepito in modo diverso a seconda dell'osservatore esterno.

 

Trama

La premessa di questo libro si basa proprio sul concetto di "disintegrazione dell'io" descritto qualche riga più in alto: la storia segue le vicissitudini di Vitangelo Moscarda, un ereditiere che vive di rendita, immerso felicemente nella sua routine quotidiana. In seguito a un commento della moglie riguardo al suo naso, che secondo lei è un pò storto, Vitangelo diventa vittima di una crisi di identità, rendendosi conto di come le persone che lo circondano abbiano una percezione della sua persona completamente diversa dalla sua visione di se stesso.

Questo improvvisa consapevolezza spinge Vitangelo a voler cambiare vita, sacrificando la sua fortuna economica e il suo matrimonio pur di venire a conoscenza del suo vero io. Una serie di vicissitudini porta il protagonista alla pazzia che lo rende libero da regole e preconcetti aprendo le porte a una nuova prospettiva sulla sua vita: esistere attimo per attimo, seguendo la natura stessa della vita, che si esprime in una serie di cambiamenti continui.

Citazioni a cura di Daniele

Analisi

Uno degli elementi più significativi della storia è il "rifiuto del nome" compiuto dal protagonista stesso, simbolo della rottura dell'oppressione che ci viene imposta semplicemente dal modo in cui gli altri individui ci vedono e ci categorizzano nella società. Un individuo riesce raramente a slegarsi dalla propria prospettiva sulla vita e su se stesso ("Uno"), se non può prendere coscienza delle innumerevoli ("centomila") prospettive con cui viene osservato dall'esterno. Nel momento in cui Vitangelo riesce a svincolarsi dalla sua visione soggettiva il suo essere perde di definizione smarrendosi nell'infinita moltitudine delle prospettive degli altri ("nessuno").

La "pazzia" di Vitangelo altro non è che una percezione esterna dell'assoluta libertà da tutti i preconcetti: il rifiuto della società, che non riesce ad accettare il fatto che è possibile definire la vita in modo soggettivo.

 

Galleria immagini:

Copertina di Uno, nessuno e centomila

Foto con maschere

Quadro uno, nessuno e centomila

 

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