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Aforismi e citazioni di Marcel Proust

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Aforismi e citazioni di Marcel Proust

 

Noi non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio, ma gradualmente il nostro desiderio cambia.

L’uomo ama idealizzare, ma quando il sogno diviene realtà scatta l’indifferenza.

Il tempo è elastico perché dilatato dalla passione.

Tutte le cose più grandi che conosciamo ci sono venute dai nevrotici. Sono loro e solo loro che hanno fondato religioni e hanno creato magnifiche opere d’arte. Mai il mondo sarà conscio di quanto deve loro, e nemmeno di quanto essi abbiano sofferto per poter elargire i loro doni.

Ogni bacio chiama un altro bacio.

La speranza del conforto dà coraggio nella sofferenza.

Bisognava cercare di interpretare le sensazioni come segni di altrettante leggi e idee, tentando di far uscire dalla penombra quel che avevo sentito, di convertirlo in un equivalente intellettuale.

Il solo vero viaggio, la sola immersione nella giovinezza lo si farebbe non con l’andare verso nuovi paesaggi, ma con l’avere occhi diversi.

Credere che l’amicizia esista è come credere che i mobili abbiano un’anima.

Qualsiasi essere amato - anzi, in una certa misura qualsiasi essere - è per noi simile a Giano: se ci abbandona, ci presenta la faccia che ci attira; se lo sappiamo a nostra perpetua disposizione, la faccia che ci annoia.

L’istinto detta il dovere e l’intelligenza fornisce i pretesti per eluderlo.

La noia è uno dei mali più gravi che abbiamo da sopportare.

Forse non ci sono giorni della nostra fanciullezza che abbiamo vissuto più pienamente di quelli che crediamo invece di aver trascorso senza viverli: cioè quelli trascorsi con un buon libro.

Quel che noi crediamo il nostro Amore, non è la medesima passione continua, indivisibile. Esso è composto da un’infinità d’amori successivi che tuttavia danno l’impressione della continuità, l’illusione dell’unità.

Il ritornello che un orecchio fine ed educato rifiuterebbe di ascoltare, ha ricevuto il tesoro di migliaia di anime, conserva il segreto di migliaia di vite di cui fu la ispirazione, la consolazione sempre pronta, la grazia e l’idea.

Più della psicologia stessa, la sofferenza la sa lunga in materia di psicologia.

Le prime apparizioni che fa nella nostra esistenza un essere destinato a incontrare più tardi il nostro favore assumono retrospettivamente ai nostri occhi un valore di avvertimento, di presagio.

La felicità non può attuarsi mai. Anche se le circostanze vengono superate, la natura trasporta la lotta dall’esterno all’interno e, a poco a poco, muta il nostro umore abbastanza perché desideri una cosa diversa da ciò che gli viene dato di possedere. E se la vicenda è stata così rapida che il nostro umore non ha avuto tempo di mutare, non per questo la natura dispera di vincerci, in maniera più tardiva, è vero, più sottile, ma altrettanto efficace. Allora, all’ultimo istante il possesso della felicità ci vien tolto, o piuttosto, a questo stesso possesso la natura, per un’astuzia diabolica, dà incarico di distruggere la felicità. Avendo fallito in tutto quanto rientra nel campo dei fatti della vita, la natura crea un’estrema impossibilità, l’impossibilità psicologica della felicità. Il fenomeno della felicità non s’avverte o dà luogo alle reazioni più amare.

La medicina è un compendio degli errori successivi e contraddittori dei medici.

È inutile cercare di rievocare il passato, tutti gli sforzi della nostra intelligenza sono vani. Esso si nasconde fuori del suo campo e del suo raggio d’azione in qualche oggetto materiale che noi non supponiamo. Quest’oggetto, vuole il caso che lo incontriamo prima di morire, o che non lo incontriamo mai.

Una gran parte di quello che i medici sanno è insegnato loro dai malati.

Si è detto perfino che la più alta glorificazione di Dio consiste nella sua negazione da parte dell’ateo, che trova la creazione così perfetta che può fare a meno di un creatore.

I veri paradisi sono i paradisi perduti.

La vita vera, la vita finalmente scoperta e tratta alla luce, la sola vita quindi realmente vissuta, è la letteratura.

Si ama solo ciò che non si possiede del tutto.

I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza.

L’abitudine! Ordinatrice abile ma assai lenta, che comincia col lasciar soffrire il nostro spirito per settimane in un’installazione provvisoria; ma che, nonostante tutto, esso è ben fortunato d’incontrare, giacché senza l’abitudine e limitato ai suoi soli mezzi sarebbe impotente a renderci abitabile una stanza.

Le stranezze delle persone simpatiche riescono esasperanti, ma non c’è persona simpatica che non sia per qualche verso strana.

Il genio artistico agisce come quelle temperature estremamente elevate che hanno il potere di dissociare le combinazioni di atomi e di raggrupparli in un ordine assolutamente contrario, rispondente a tutt’altro tipo.

La realtà non si forma che nella memoria.

Quello che gli artisti chiamano posterità è la posterità delle opere d’arte.

Nella patologia nervosa, un medico che non dice troppe stupidaggini è un malato guarito per metà.

É più facile rinunciare ad un sentimento che perdere un’abitudine.

La mia sola consolazione, quando salivo per coricarmi, era che la mamma venisse a darmi un bacio non appena fossi stato a letto.

Guariamo dalla sofferenza solo provandola appieno.

Lasciamo le donne belle agli uomini senza fantasia.

Certe qualità aiutano a sopportare i difetti del prossimo e un uomo di grande ingegno presterà di solito meno attenzione alla stupidità altrui di quanta ne presterebbe uno sciocco.

Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.

Si ama solamente ciò in cui si persegue qualcosa d’inaccessibile, quel che non si possiede.

È il nostro notarli che mette degli oggetti in una stanza, la nostra abitudine che li toglie di nuovo e libera spazio per noi.

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.

Non c’è idea che non porti in sé la sua possibile confutazione.

La costanza di un’abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità.

Di solito si detesta chi ci assomiglia, e i nostri stessi difetti visti dal di fuori ci esasperano.

Essere indulgenti verso gli altri, severi verso se stessi è un consiglio banale; nell’esistenza è la sola regola da seguire.

Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tenere viva in noi qualche piccola follia.

Non c’è vizio che non trovi appoggio compiacente nell’alta società.

Disperare è il più grande dei nostri errori.

Bisogna che si conoscano perfettamente i propri sogni per non più soffrirne.

La malattia è il dottore a cui si dà più ascolto. Alla gentilezza ed alla saggezza noi facciamo soltanto delle promesse; al dolore, noi obbediamo.

Ci adoperiamo ogni momento per dare una certa forma alla nostra vita, ma ricalcando, nostro malgrado, come in un disegno i tratti della persona che siamo, non di quella che ci piacerebbe essere.

I dispiaceri sono servitori oscuri, detestati, contro cui si lotta, sotto il cui dominio si cade ogni giorno di più, servitori atroci, insostituibili, e che, per vie sotterranee, ci conducono alla verità e alla morte.

Un dolore causato da una persona amata può essere amaro, anche quando si inserisce in mezzo a preoccupazioni, occupazioni, gioie che non abbiano per oggetto quell’essere e da cui la nostra attenzione solo di tanto il tanto si distoglie per tornate a lui, ma quando un simile dolore nasce nel momento in cui la felicità di vedere quella persona ci colma per intero, l’improvvisa depressione che allora pervade la nostra anima, fino a quell’istante soleggiata, protetta e calma, determina in noi una furibonda tempesta contro cui non sappiamo se saremo capaci di lottare fino all’ultimo.

Le due massime cause d’errore nei nostri rapporti con un’altra persona sono di aver buon cuore, oppure, quell’altra persona, amarla.

M’immaginavo, come ognuno, che il cervello degli altri fosse un ricettacolo inerte e docile, privo del potere d’una reazione specifica su quanto vi s’introduceva.

Se sognare un poco è pericoloso, la sua cura non è sognare meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo.

Vi può essere bellezza tanto nelle cose umili quanto nelle più preziose.

È stato detto che la bellezza è una promessa di felicità. Inversamente, la possibilità del piacere può essere un principio di bellezza.

Il volto umano è, come il volto di Dio in qualche teogonia orientale, tutto un raggruppamento di volti, giustapposti su differenti piani cosicché uno non li vede tutti in una volta.

Le opere, come nei pozzi artesiani, salgono tanto più alte quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore.

Quell’agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi, l’idea di essere malati.

La sofferenza è una specie di bisogno dell’organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo.

Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sè, dopo un tragitto che nessuno può fare per noi, nè può risparmiarci, perchè essa è una visuale sulle cose.

Spesso è la mancanza di immaginazione che impedisce a un uomo di soffrire troppo.

È più ragionevole sacrificare la propria vita alle donne piuttosto che ai francobolli, alle vecchie tabacchiere, perfino ai quadri e alle sculture. L’esempio delle altre collezioni dovrebbe però ammonirci a cambiare, a non avere una sola donna, ma molte.

In amore non può esserci tranquillità, perché il vantaggio conquistato non è che un nuovo punto di partenza per nuovi desideri.

Viviamo di solito nell’abitudine, con il nostro essere ridotto al minimo. Le nostre facoltà restano addormentate, riposando sui guanciali dell’abitudine: essa sa quello che c’è da fare e non ha bisogno di loro.

L´amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore.

Ci sono solo due tipi di persone: i magnanimi e le altre.

Ma, quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo.

È meglio sognare la propria vita che viverla, benché viverla sia ancora sognarla.

La felicità è benefica per il corpo, ma è il dolore che sviluppa i poteri della mente.

Nelle persone che amiamo c’é immanente in loro un certo sogno, che non sempre sappiamo discernere e che tuttavia sempre inseguiamo.

Ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue.

Il fascino di una donna è in genere direttamente proporzionale al suo passaggio.

I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mente.

Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico, la passione che proviamo lo dilatano, quelle che ispiriamo lo restringono e l’abitudine lo colma.

A partire da una certa età, per amor proprio e per furberia, le cose che desideriamo di più sono quelle a cui fingiamo di non tenere.

Quando si fa quel che si può, si fa quel che si deve.

Le teorie e le scuole, come i microbi e i globuli, si divorano tra loro e assicurano, con la loro lotta, la continuità della vita.

La felicità è un prolungamento, una moltiplicazione di noi stessi.

La realtà è il più abile dei nemici. Lancia i suoi attacchi contro quel punto del nostro cuore dove non ce li aspettavamo e dove non avevamo preparato difese.

Le canzoni, anche quelle brutte, servono a conservare la memoria del passato, più della musica colta, per quanto sia bella.

Quando le ore si fasciano di discorsi, non possiamo più misurarle, anzi neppur vederle: svaniscono, e d’un tratto il tempo veloce e così giocato ci ricompare davanti a gran distanza dal punto in cui l’avevamo lasciato. Mentre, se siamo soli, la preoccupazione, riportandoci innanzi quel momento ancora lontano e continuamente aspettato con la frequenza e l’uniformità d’un tic-tac, suddivide, anzi moltiplica le ore per tutti quei minuti che, fra amici, non avremmo contati.

La nostra personalità sociale è una creazione del pensiero altrui.

Il libro essenziale, il solo libro vero, un grande scrittore non deve, nel senso corrente, inventarlo, poiché esiste già in ciascuno di noi, ma tradurlo. Il dovere e il compito di uno scrittore sono quelli di un traduttore.

Forse l’immobilità delle cose intorno a noi è loro imposta dalla nostra certezza che sono esse e non altre, dall’immobilità del nostro pensiero nei loro confronti.

La saggezza è un punto di vista sulle cose.

Tutte le decisioni definitive sono prese in uno stato d’animo che non è destinato a durare.

L’influenza che si attribuisce all’ambiente vale soprattutto per l’ambiente intellettuale. Ciascuno è l’uomo della propria idea; ci sono molte meno idee che uomini, così tutti gli uomini che abbiano la stessa idea sono simili. Siccome un’idea non ha niente di materiale, gli uomini che stanno soltanto materialmente intorno all’uomo che abbia un’idea non la modificano in nulla. E siccome un’idea potrebbe usufruire dei loro vantaggi, gli uomini di una certa idea non sono influenzati dall’interesse.

 

un autore a caso