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Aforismi e citazioni di Giancarlo Giannini

giancarlo giannini

Aforismi e citazioni di Giancarlo Giannini

 

Non credo che la somiglianza dell’attore con il personaggio aiuti nell’interpretazione. Anzi, più è lontano e meglio è. Quando mi telefona un regista e mi dice: "Guarda, saresti perfetto per quel ruolo; sembri tu! ", mi preoccupo.

Ogni attore ha una sua vita, una sua dinamica e un suo modo di essere. È divertente doppiare i grandi attori e impari anche molto da loro.

Fare una scuola di teatro o di cinema, lavorare in tutti e due i settori, in entrambi gli spazi, è un arricchimento. Fa capire che il termine attore è comune ai due ambiti, ma le tecniche sono completamente diverse.

Se un attore non gioisce e non si diverte di quello che fa, non credo possa trasmettere questo tipo di energia. Quindi una volta che hai capito quello, puoi imparare le piccole regole che applichi quando reciti, però la base della comunicazione per me è trasmettere la gioia. Il senso della vita.

Tutti in realtà siamo attori anche nella vita e tutti possiamo farlo, infatti siamo in tanti. Ma se provi a contarli nel mondo, quelli bravi sono sulle dita di una mano.

Il cinema è un’arte giovanissima della quale conosci tutto, dal primo film che è stato fatto dai fratelli Lumière all’ultimo. E quindi si può analizzare continuamente, per esempio a differenza della musica che è un’arte che si conosce meno. Il cinema è un linguaggio spurio e chiunque con la macchina da presa può fare quello che vuole.

Se fai teatro vivi la dimensione di fantasia delle quattro pareti, la quarta non c’è. Quindi hai uno spazio che varia e che tutti gli spettatori vedono in maniera diversa, se sei a destra vedi una cosa, a sinistra un’altra e in galleria un’altra ancora, per cui l’uso della voce e dei tuoi movimenti è in funzione del palcoscenico. La macchina da presa, invece no, coglie anche le cose più piccole e tutti gli spettatori vedono la stessa immagine. Poi c’è una differenza di energia. Un film lo fai in due o tre mesi, uno spettacolo in due-tre ore sul palcoscenico, quindi la distribuzione della tua energia fisica è diversa. Un personaggio cinematografico può essere molto più energetico di uno teatrale, proprio perché giorno per giorno hai la possibilità di infondere energia anche in un primo piano, per esempio. Sono differenti modi espressivi. La tv è l’ibrido tra i due, anche se oggi si fanno anche film per la televisione che sono come film normali.

L’attore è un mestiere che non consiglio a nessuno, molto difficile. Un mestiere che tutti vogliono fare, e anche se si è bravi è difficile trovare il lavoro giusto al momento giusto per poter avere quel minimo di successo che ti permetta di vivere di questa professione.

Per me questo lavoro è un gioco, un divertimento. L’attore non deve imitare nessuno ma cercare di capire come raccontare se stesso, prima ancora del personaggio. In realtà interpretando molti ruoli ti accorgi che alla fine racconti sempre una cosa, la voglia di fare questo mestiere che è sempre lo stesso personaggio, che sei tu.

Fare un film carino è facilissimo, bello è molto difficile, un capolavoro come nel passato oggi credo che sia impossibile.

La cosa più importante, soprattutto per chi fa il mestiere dell’attore ma non solo, credo sia il piacere di scoprire sempre qualcosa, i piccoli misteri che hai a disposizione. Ti volti e vedi una cosa nuova. Per esempio in una pianta ogni foglia è diversa dall’altra e già questo ti fa pensare quanta fantasia ci possa essere anche nella cosa più semplice.

La fantasia è l’elemento fondamentale, la linfa primaria. L’uso della fantasia dovrebbe esserci prima nella vita e poi sul palcoscenico o sul grande schermo. Fare l’attore in inglese si dice "to play" - giocare, in francese "jouer", solo in italiano c’è questo termine ambiguo. Rimanere sempre fanciulli ti porta a fare meglio questo mestiere. Sembra facile detto così ma metterlo in pratica è molto più difficile.

Nella vita non credo ci sia qualcuno che si ritenga appagato: non si è mai soddisfatti di nulla.

Non mi prendo sul serio nella vita, figuriamoci nella finzione. Non capisco il regista che ti dice vivi il personaggio. Tu devi divertirti in quello che stai facendo. Che significa anche andare a fine riprese al ristorante tutti assieme e continuare a parlare del film. A vivere il film. Divertendoti. A volte serve di più un piatto di pasta consumato insieme.

Non c’è un modo per fare una cosa ma ci sono tanti modi per raccontarla.

 

un autore a caso

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