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Aforismi e citazioni di Gesualdo Bufalino

gesualdo bufalino

Aforismi e citazioni di Gesualdo Bufalino

 

È più facile amare gli altri che se stessi. Degli altri si conosce il meglio.

Sarò forse presuntuoso ma il mio specchio mi calunnia.

Capire la Sicilia significa dunque per un siciliano capire se stesso, assolversi o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l’oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l’espatrio o ci lusinghi l’intimità di una tana, la seduzione di vivere la vita con un vizio solitario. L’insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi.

L’amore spesso è soltanto un prestito con cauzione.

Leggere non servì soltanto da risorsa conoscitiva, utile a esplorare, dal fondo del mio pozzo buio, il più che potessi del lontanissimo cielo: significò soprattutto mangiare, saziare una mia fame degli altri e delle loro vite veridiche o immaginarie: dunque fu, in qualche modo, una pratica cannibalesca.

Le dissi che l’amavo. Incassò la notizia come uno cheque.

Gira, rigira, da Talete in poi la filosofia pesta l’acqua nel mortaio.

Previdenza e follia in me han fatto sempre tutt’uno, né ho mai rinunziato all’impossibile con la debole scusa che era, appunto, impossibile.

Il dubbio è una passerella che trema tra l’errore e la verità.

La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello.

La realtà è così sfuggente ed effimera. Non esiste l’attimo in sé, ma esiste l’attimo nel momento in cui è già passato.

Riconosco per mio solo ciò che ho scritto con inchiostro simpatico.

Si scrive per dialogare anche con un lettore sconosciuto.

L’unica cosa asciutta: la sterilità.

Il sonno è amore di morte, l’insonnia paura di morte.

Dio è migliore di quel che sembra, la Creazione non gli rende giustizia.

Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.

Ogni siciliano è, di fatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l’isola tutta è una mischia di lutto e di luce. Dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte. Altrove la morte può forse giustificarsi come l’esito naturale d’ogni processo biologico; qui appare come uno scandalo, un’invidia degli dei.

Elezioni: Il sonno è di destra, il sogno è di sinistra. Votare per una lucida insonnia.

Se volete sapere di più su di voi, origliate dietro le porte.

Ogni sguardo dello scrittore diventa visione, e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo.

Autoritratti: Quel pittore non è poi così brutto come si dipinge.

E se Dio avesse inventato la morte per farsi perdonare la vita?

Morire. Non fosse che per fregare l’insonnia.

Certi amori sono soltanto sudori che si somigliano.

Piuttosto che vagheggiare un futuro vaporoso ed elusivo, preferisco curvarmi sui fantasmi di ieri senza che però mi impediscano di vivere l’oggi nella sua pienezza.

Il primo segno d’amore consiste nel trasformare un essere che ci era domestico in un demone sconosciuto.

Metri, metronomi, meridiane. . . L’uomo presume, misurando lo spazio e il tempo, di vincerli, mentre sono essi che misurano lui.

Bisogna che abbiamo un’idea molto primitiva dell’eternità se facciamo tanto caso del morire a trenta o a cent’anni.

I vincitori non sanno quello che perdono.

Con le donne accade due volte di non saper cosa dire: all’inizio e alla fine d’un amore.

Gli assenti hanno una volta torto, ma novantanove volte ragione.

Costa una fatica del diavolo conservare una buona opinione di sé. Chissà come fanno, certuni.

Diffidate degli ottimisti, sono la claque di Dio.

I sogni: lavoro nero, ma non pagato, della ragione.

Come ogni brutto sono sempre stato oggetto di passioni disinteressate.

Due infelicità, sommate, possono fare una felicità.

Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo talento, è da stupidi.

Dovetti scegliere fra morte e stupidità. Sopravvissi.

In un mondo di arrivisti, buona regola è non partire.

Fino a quella variante perversa della liturgia scenica che è la mafia, la quale fra le sue mille maschere, possiede anche questa: di alleanza simbolica e fraternità rituale, nutrita di tenebra e nello stesso tempo inetta a sopravvivere senza le luci del palcoscenico. Non è tutto, vi sono altre Sicilie, non finirò di contarle.

Un grande scrittore è di solito meno intelligente di molti scrittori minori.

Un libro non è soltanto, o non è sempre, un tempio delle idee o un’officina di musica e luce, è anche un luogo oscuro di sfoghi e di rimozioni, dove si combatte un duello senza pietà, con la sola scelta di guarire o morire.

Nascere è umano, perseverare è diabolico.

Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi cogliere dal panico: è questione di un attimo e passa.

Il pacifismo è guercio ma il bellicismo è cieco.

La fama è la gloria venduta a saldo, con gli sconti di fine stagione.

Una passione è il totale di due malintesi.

I ricordi ci uccidono. Senza memoria, saremmo immortali.

Senza note a piè di pagina, certe donne non si capiscono.

Molte donne si vestono bene, ma tutte si spogliano male.

Meno credo in Dio più ne parlo.

Si scrive per guarire se stessi, per sfogarsi, per lavarsi il cuore.

Non il sonno ma l’insonnia della ragione genera mostri.

La felicità esiste, ne ho sentito parlare.

La vecchiaia comincia il giorno in cui, invece di scrivere a una donna, le telefoniamo.

Se Dio esiste, chi è? Se non esiste, chi siamo?

Ci vogliono virtù a iosa per fare un vizio.

Un sociologo è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori.

Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l’uomo sia nessuno senza memoria.

Resta dubbio, dopo tanto discorrere, se le donne preferiscano essere prese, comprese o sorprese.

È la vita che si trasforma in sogno e il sogno che si trasforma in vita, così come avviene per la memoria.

Ci sono sue cose che esigono una buona salute per essere fatte: l’amore e la rivoluzione.

Conviene, a chi nasce, molta oculatezza nella scelta del luogo, dell’anno e dei genitori.

Il peccato: inventato dagli uomini per meritare la pena di vivere, per non essere castigati senza perchè.

Pregare, altro vizio solitario.

Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d’identità, né so se sia un bene o sia un male. Certo per chi ci è nato dura poco l’allegria di sentirsi seduto sull’ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino.

Comunque vada la nostra partita con la vita finirà zero a zero.

La parola ha preceduto la luce e non viceversa: Fiat lux e la luce fu.

Metà di me non sopporta l’altra e cerca alleati.

Chi scrive per il suo tempo, disperi di sopravvivergli.

Grido, è vero, ma a fior di labbro.

La pittura di Franco Battiato, qualora pretendessimo di canalizzarla in un comodo alveo di neoprimitivismo, dimenticando la ricchezza operativa e intellettuale che la sorregge, rischierebbe di apparirci l’hobby d’un artista episodico e dimezzato; mentre, viceversa, osservandola con tutti due gli occhi, della natura e della cultura, ne vedremo i colori sposarsi affettuosamente alle note, alle parole, alle meditazioni dell’autore e in quest’alleanza, per non dire connivenza, spiegarci la cifra inconfondibile di un’anima.

Fra imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente, com’è difficile scegliere!

Credo di essere un collezionista di ricordi, un seduttore di spettri.

Tale è la forza dell’abitudine che ci si abitua perfino a vivere.

Solo l’infelicità è degli uomini, la disperazione è di Dio.

Scrivo poesie che si capiscono, debbo sembrare un cavernicolo.

Un aforisma benfatto sta tutto in otto parole.

Vi è una Sicilia babba, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia sperta, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio.

Ognuno sogna i sogni che si merita.

Un’idea innaffiata dal sangue dei martiri non è detto che sia meno stupida di un’altra.

I suicidi sono solo degli impazienti.

La realtà e la finzione sono due facce intercambiabili della vita e della letteratura.

Non vedo perché sia legittimo amare insieme Cimarosa, Bach e Stravinskij e sia da fedifraghi amare a un tempo Carolina, Claudia e Maria.

L’universo: un acrostico dove cerco di leggere Dio.

 

un autore a caso

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