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Aforismi e citazioni di Francesco Guccini

francesco guccini

Aforismi e citazioni di Francesco Guccini

 

Ma dove quelle stagioni smisurate quando ogni giorno figurava gli anni a venire e dove a ogni autunno quando finiva l’estate trovavi la voglia precisa di ripartire? Che ci farai ora di questi giorni che canti, dei dubbi quasi doverosi che ti sono sorti, dei momenti svuotati, ombre incalzanti di noi rimorti, che ci potrai fare di quelle energie finite, di tutte quelle frasi storiche da dopocena; consumato per sempre il tempo di sole e ferite, basta vivere appena, basta vivere appena.

Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare, la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi Venezia la vende ai turisti.

La sfera di cristallo si è offuscata e l’aquilone tuo non vola più, nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi e il tempo passa e fermalo, se puoi!

Ma io son fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare, e rido in faccia a quello cerchi e che mai avrai!

Oh sera scendi presto, oh mondo nuovo arriva. Rivoluzione, cambia qualche cosa. Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa, mia stanca civiltà che si trascina.

Uscire di casa a vent’anni, è quasi un obbligo, quasi un dovere. Piacere di incontri a grappoli, ideali identici: Essere e Avere.

Noi siamo come tutti e un poco, giorno dopo giorno, sciupiamo i nostri ’oggì come ’ierì.

Ma anche i miei eroi sono poveri, si chiedono troppi perché.

Ma poco più lontano un pensionato ed un vecchio cane guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare.

Ma il tempo, il tempo, chi me lo rende? Chi mi da indietro quelle stagioni di vetro e sabbia, chi mi riprende, la rabbia, il gesto, donne e canzoni? Gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti, l’arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?

Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità.

Ma si perda perché siam tre volte buoni e si vinca solo in sogni straordinari.

E un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi che non sono più quei fantastici giorni all’asilo.

Le mie vesti son sempre curate, perché è senz’altro importante il vestire, perché è la tonaca che fa il frate.

Ride chi ha nel cuore l’odio e nella mente la paura.

Ti accorgerai com’è facile farsi un inutile software di scienza e vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza.

Vola tu, dov’io vorrei volare, verso un mondo dove è ancora tutto da fare, e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare.

Risorgerà un mondo nuovo, ma noi non ci saremo.

Vedi cara, certi giorni sono un anno, certe frasi sono un niente, che non serve più capire. Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà.

La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla, ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla.

La provvidenza ci ha poi aiutati con i soldati della wermach.

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro ? Dovrei anche rinunciare ad un pò di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà ? Il potere è l’immondizia della storia degli umani e, anche se siamo soltanto due romantici rottami, sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte: siamo i "Grandi della Mancha", Sancho Panza. . . e Don Chisciotte!

La vita che buffa cosa, ma se lo dici, nessuno ride.

La vedi nel cielo quell’alta pressione, la senti una strana stagione? Ma a notte la nebbia ti dice di un fiato che il dio dell’inverno è arrivato. "

Ma ora scommetto che vorrai provare quel che con me non volevi fare: fare l’ amore, tirare tardi o la fantasia!

È meglio un giorno solo da ricordare, che ricadere in una nuova realtà sempre identica.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione, e il peccato fu creder speciale una storia normale. Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo, sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo. E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa; siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me che cos’è la libertà.

Malinconie discrete che non sanno star segrete, le piccole modeste storie mie, che non si son mai messe addosso il nome di poesie.

L’America era allora per me provincia dolce, mondo di pance, perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta.

Vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu, ma il tempo passa e non ritorna più!

Le strade sono aperte ed il momento viene sempre.

Vorrei che oggi restasse oggi senza domani, o che domani potesse tendere all’infinito.

Se son d’ umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo!

 

un autore a caso

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