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Aforismi e citazioni di Emile Cioran

emile cioran

Aforismi e citazioni di Emile Cioran

 

Respiriamo troppo velocemente per poter cogliere le cose in se stesse o denunciarne la fragilità.

Ogni pensiero deriva da una sensazione frustrata.

Sono attratto dalla filosofia indù, il cui proposito essenziale è il superamento dell’io; eppure tutto quello che faccio e tutto quello che penso è solo io e disgrazie dell’io.

So che la mia nascita è un caso, un incidente risibile, eppure, appena mi lascio andare, mi comporto come se fosse un evento capitale, indispensabile al funzionamento e all’equilibrio del mondo.

Se la morte non fosse una forma di soluzione, i viventi avrebbero già trovato un modo qualsiasi di aggirarla.

La speranza è la forma normale del delirio.

La conversazione è feconda soltanto tra spiriti dediti a consolidare la propria perplessità.

Il fatto che la vita non ha un significato è una ragione per vivere, l’unica in grado di darle un senso.

Quando si sa che ogni problema è un falso problema si è pericolosamente vicini alla salvezza.

Tutto ciò che non è diretto è insignificante.

Dio: una malattia dalla quale immaginiamo di essere stati curati perché nessuno ai nostri giorni ne rimane vittima.

Soltanto chi non ha approfondito nulla può avere delle convinzioni.

La vera eleganza morale consiste nell’arte di travestire le proprie vittorie da sconfitte.

Al contrario di Giobbe, non ho maledetto il giorno della mia nascita. Ma in compenso ho colmato di maledizioni tutti gli altri giorni.

La timidezza fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore.

C’è un dio al principio, se non alla fine, di ogni gioia.

Un tempo, davanti a un morto, mi chiedevo: "A che gli è servito nascere? ". Ora mi faccio la stessa domanda davanti a ogni vivo.

L’unico modo di conservare la propria solitudine è di offendere tutti, prima di tutti, coloro che si ama.

Appena adolescente, la prospettiva della morte mi gettava nell’angoscia; per sfuggirvi mi precipitavo al bordello o invocavo gli angeli. Ma con l’età ci si abitua ai propri terrori, non si fa più niente per liberarsene, ci si imborghesisce nell’Abisso. E se ci fu un tempo in cui invidiavo quei monaci egiziani che scavavano le loro tombe per versarvi lacrime, oggi scaverei la mia per non lasciarvi cadere altro che cicche.

La differenza fra il teorico della fede e il credente è grande quanto quella fra lo psichiatra e il matto.

Si vive nel falso fino a che non si è sofferto. Ma quando si comincia a soffrire si entra nel vero soltanto per rimpiangere il falso.

È semplice chiacchiera ogni conversazione con chi non ha sofferto.

In un mondo senza malinconia gli usignoli si metterebbero a ruttare.

Di molte persone si può affermare quanto vale per certi dipinti, cioè che la parte più preziosa è la cornice.

Tutto è nulla, anche la coscienza del nulla.

Ammettendo l’uomo, la natura ha commesso molto più di un errore di calcolo: un attentato a se stessa.

Se fossi costretto a rinunciare al mio dilettantismo, è nell’urlo che vorrei specializzarmi.

Se la morte avesse solo lati negativi, morire sarebbe un atto impraticabile.

Ciò che non è straziante è superfluo, almeno in musica.

La musica esiste solo fintantoché dura l’ascolto, come Dio finché dura l’estasi. L’arte suprema e l’essere supremo hanno questo in comune: dipendono interamente da noi.

Quando al risveglio, si ha la luna per traverso è inevitabile che si approdi a qualche atroce scoperta, anche solamente osservandosi.

Colui che avendo frequentato gli uomini si fa ancora delle illusioni sul loro conto, dovrebbe essere condannato alla reincarnazione.

Quando la feccia sposa un mito, preparatevi a un massacro o, peggio ancora, a una nuova religione.

La meditazione è uno stato di veglia mantenuto per via di un’oscura turba, che è insieme devastazione e benedizione.

Nei momenti critici una sigaretta porta più sollievo che i vangeli.

Il progresso è l’ingiustizia che ogni generazione commette con il consenso dei propri predecessori.

Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosa.

Si resta schiavi finché non si è guariti dalla mania di sperare.

Anche quando disertano l’inferno, gli uomini lo fanno solo per ricostruirlo altrove.

Più si è sofferto, meno si rivendica. Protestare è segno che non si è attraversato alcun inferno.

Il male, al contrario del bene, ha il duplice privilegio di essere affascinante e contagioso.

Chi non ha sofferto non è un essere umano: tutt’al più un individuo.

Il tormento, per alcuni, è una necessità, un bisogno, un appetito, un compiacimento.

Nella divinità è più importante ritrovare i nostri vizi che le nostre virtù.

La coscienza è molto più che una spina: è il pugnale nella carne.

Ci sentiamo più al sicuro con una signora che parla piuttosto che con una che non apre la sua bocca.

Non c’è modo di provare che è preferibile essere al non essere.

Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo.

Se potessimo vederci con gli occhi degli altri scompariremmo all’istante.

Quando un solo cane si mette ad abbaiare a un’ombra, diecimila cani ne fanno una realtà.

Niente rende modesti, neppure la vista di un cadavere.

Una civiltà è distrutta solo quando i suoi dei sono distrutti.

Siamo tutti in fondo ad un inferno, dove ogni attimo è un miracolo.

Per non aver saputo celebrare l’aborto e legalizzare il cannibalismo, le società moderne dovranno risolvere le loro difficoltà adottando procedimenti ben più sbrigativi.

Nel giorno del giudizio verranno pesate solo le lacrime.

Che lo vogliamo o no, siamo tutti psicoanalisti, amanti dei misteri del cuore e della mutanda, palombari degli orrori.

La vera vertigine è l’assenza di follia.

Come ogni altra cosa umana, anche la politica non si compie che sulla propria rovina.

La sola funzione della memoria è di aiutarci a rimpiangere.

È vero non faccio nulla. Ma vedo passare le ore, che è molto meglio che tentare di riempirle.

L’uomo deve vincere se stesso, deve farsi violenza, per compiere la più piccola azione esente dal male.

Quello che so a sessant’anni lo sapevo anche a venti. Quindi quarant’anni di una lunga, evitabile verifica.

Se Noè avesse avuto il dono di leggere il futuro sicuramente avrebbe affondato la sua barca.

Pubblicare un libro comporta lo stesso genere di noie di un matrimonio o di un funerale.

Non è grazie al genio ma grazie alla sofferenza, e solo grazie ad essa, che smettiamo di essere marionette.

Un uomo che si rispetti non ha patria.

Una sensazione deve essere caduta molto in basso per accettare di trasformarsi in un’idea.

All’interno di ogni desiderio lottano un monaco e un macellaio.

Un monologo il cui contenuto si riduce a una sfilata di oggetti. Questo è il romanzo contemporaneo.

Nessuno guarisce dalla malattia dell’essere nato, una ferita mortale se mai ce n’è stata una.

Alla minima contrarietà, e a maggior ragione al minimo dispiacere, bisogna precipitarsi nel cimitero più vicino, dispensatore immediato di una calma che si cercherebbe invano altrove. Un rimedio miracoloso, per una volta.

Ogni volta che le cose non vanno e ho pietà del mio cervello, sono colto da una voglia irresistibile di proclamare. Proprio allora intuisco da quali baratri i meschini sorgano riformatori, profeti e salvatori.

Noi deriviamo la nostra vitalità dal magazzino della pazzia.

 

un autore a caso