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Aforismi e citazioni di Arnaldo Pomodoro

arnaldo pomodoro

Aforismi e citazioni di Arnaldo Pomodoro

 

L’esperienza teatrale mi ha aperto nuovi orizzonti, mi ha stimolato a sperimentare nuovi approcci e nuove idee nell’ambito della scultura stessa, in particolare per le opere di grandi dimensioni.

Per me la massima aspirazione è quella di avere come ambiente, per le mie opere, l’aperto, la gente, le case, il verde. Sono perciò contento che molte mie sculture siano collocate in importanti piazze del mondo e in luoghi significativi, come il piazzale delle Nazioni Unite a New York, il cortile della Pigna dei Musei Vaticani a Roma o ancora la sede della Casa Editrice Mondadori di Segrate, progettata da Oscar Niemeyer. Ma oggi risulta sempre più difficile collocare opere davanti agli edifici; infatti l’architettura stessa sembra spesso gareggiare con l’opera d’arte contemporanea.

Ho conosciuto quasi tutti gli stati americani, anche quelli centrali. Certo ho avuto la fortuna di viverci nel periodo migliore: ho conosciuto la libertà di un grande paese democratico, dove vale la divisione dei poteri secondo i princìpi della rivoluzione francese e dell’illuminismo. E ricordo che proprio un italiano, Filippo Mazzei, geniale e avventuroso pensatore che tra l’altro impiantò le prime vigne negli Stati Uniti, ha partecipato alla redazione della costituzione americana.

Negli Stati Uniti il metodo di insegnamento nelle arti è diverso che in Europa: si lavora insieme ai giovani, che hanno un loro studio dentro l’università, si va a vedere cosa fanno, conversando e discutendo insieme innanzitutto dei problemi che riguardano la storia dell’arte e le diverse tecniche artistiche.

Per me l’America ha rappresentato un approccio non accademico e non-retorico all’arte: c’è infatti una grande sensibilità per le opere d’arte quando vi emerge una forza creativa e innovativa, quando vi si coglie una intuizione, una rottura, un senso di freschezza.

Ho avuto modo di lavorare con grandi architetti e debbo riconoscere che negli anni Sessanta e Settanta, fino alla metà degli anni Ottanta, c’era molta più collaborazione: l’architetto aveva un suo ruolo, si confrontava con l’artista.

 

un autore a caso